Antonia Mirella Solidoro è nata il 13 luglio 1964 a Taurisano (Le), da una modesta famiglia di contadini. Terzogenita di cinque figli ha vissuto la sua fanciullezza serenamente, guidata e sorretta dall’amore dei suoi.
A soli nove anni iniziò il suo lento martirio di giovane ammalata. Continui e forti mal di testa la costrinsero ad effettuare vari ricoveri ospedalieri e numerose consulenze specialistiche visive.
Presso l’ospedale di Brindisi i sanitari riuscirono a diagnosticare, mediante la tac del cranio, un processo espansivo interessante la parete interiore e media del terzo ventricolo. In seguito a tale referto, fu trasferita nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, nella divisione di neurologia, dove si procedette all’intervento il 28 settembre 1979. Fu praticata una craniotomia fronto-temporale con esplorazione della zona endocranica e biopsia di una grossa neoformazione situata nella regione ottico-chiasmatica. All’esame istologico risultò essere “disgerminoma ipotalamico”, un tumore congenito. L’intervento fu eseguito con la speranza di una completa asportazione della massa, che, invece, risultò impossibile effettuare, data l’estensione della stessa e la sede delicata, per cui l’intervento fu solo esplorativo e diagnostico. Intanto Mirella si aggravò e, subito dopo l’intervento, perse la vista ed entrò in coma. I sanitari le dettero qualche mese di vita...
“Mi svegliai il due maggio 1982, mi sentii come una bambina appena nata. Il Signore mi chiamò alla vita per la seconda volta, in nuovo modo e in un nuovo mondo... Il Signore mi aiutò ad apprezzare e stimare la Croce e capii che quello era per me il più bel regalo…
Fu in quel buio che incominciai a vedere; non era la luce del mondo ma quella di Dio. In un primo momento mi sentii come un uccello, al quale il Signore aveva tagliato le ali, ma poi ho capito che il Signore mi stava dando più grandi ali per volare nel suo nuovo orizzonte.
Accettai il dolore e lo amai tanto da desiderarlo, capii che il Signore aveva bisogno di anime disposte ad immolarsi per la salvezza dell’umanità.
Gli anni passarono velocemente ed oggi mi trovo qui nei quattro muri della mia stanza, che è diventata il mio campo di missione, e in un letto, che è divenuto la mia dimora, con il desiderio di imitare Cristo ed essere una candela che si consuma per dare agli altri la Luce”.
Molti i sofferenti che la cercavano, la chiamavano per telefono per avere conforto, consiglio e il sostegno della sua preghiera. Trattava tutti con dolcezza e infondeva loro serenità, nonostante le sue indicibili sofferenze. Entrando nella sua cameretta di dolore, le persone percepivano l’intima unione che legava Mirella a Dio e respiravano una dolcezza tale che solo la confidenza nel Signore può offrire.
Tra le mani teneva costantemente intrecciata la corona del rosario; pregava giorno e notte, perché un’insonnia quasi continua le dava la possibilità di intercedere per tutti.
Dopo un breve ricovero a S. Giovanni Rotondo e più tardi presso l’ospedale G. Panico di Tricase (Le) entrò in un coma irreversibile e la mattina del 4 ottobre 1999 si spense con tanta pace, “come un uccellino” disse il medico che l’assisteva.
Ci rimane il suo testamento evangelico “Vivere per dare morire per ricevere” e la certezza che, dal Paradiso, Mirella prega ancora e intercede per tutti.
Mirella si è offerta a Dio, ha declinato il suo “Eccomi”, si è donata agli altri. Era convinta che l’amore porta al perdono e alla salvezza di ogni uomo. Abituata a dare aiuto ha lasciato a tutti noi il suo fulgido esempio: “Guardare alla Croce, unica nostra salvezza (+ Vito De Grisantis – vescovo)”.
Di Mirella Solidoro, con il nulla-osta della Sacra Congregazione delle cause dei santi in data 3 maggio 2008, è iniziato l’iter per il processo di beatificazione.
Il giorno 11 marzo 2009 il Vicario generale della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. Mons. Don Napoleone Di Secli’, unitamente al Consiglio Presbiterale Diocesano, si è costituito quale attore nella causa di canonizzazione della Serva di Dio Mirella Solidoro, designando quale postulatore diocesano di detta causa Padre Cristoforo Aldo DE DONNO o.f.m. del Convento Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Squinzano (Le).
Anche se sono passati alcuni anni dalla sua morte, la sua tomba è stata ed è, anche se la Chiesa non ammette il culto per i Servi di Dio, meta di continui pellegrinaggi, sempre coperta di fiori, di biglietti, di richieste di intercessione. Nei bigliettini si nota la sofferenza della gente che a Mirella si rivolge per ottenere protezione. La diffusione di questa forma di “amicizia” nei confronti di Mirella può essere già datata all’indomani degli stessi funerali: sin da quel giorno continua a consolidarsi l’idea dell’esistenza luminosa di Mirella, che, senza compiere gesti eroici o straordinari, è stata di esempio a tutti nella quotidianità di un’esperienza di dolore “vissuto con amore” da accogliere sempre così come si presenta, donando “forza e vigore ai vacillanti”.
Mirella è stata sepolta nel cimitero di Taurisano fino al giorno 8 aprile 2011, giorno in cui, alla presenza di S.E. rev.ma mons Vito ANGIULI, vescovo di Ugento Santa Maria di Leuca, e con la partecipazione commossa di numerosi fedeli, convenuti anche da lontano, si è svolta la cerimonia della traslazione della salma dal cimitero alla chiesa parrochhiale dei SS. Martiri G. Battista e Maria Goretti. La stessa è stata sistemata in un sarcofago in marmo realizzato dall’artista taurisanese prof. Donato Minonni.
Fuori dalla Chiesa, il sindaco di Taurisano, Luigi Guidano, ha intitolato poi una strada a Mirella Solidoro-Serva di Dio, scoprendone la relativa targa.